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Perchè Bertolaso si deve dimettere

Come spesso accade in Italia i problemi reali vengono nascosti da una serie di gossip. Ci si concentra se quella da cui è andato Bertolaso era una fisioterapista o una prostituta (e perfavore chiamiamole con il loro nome, non escort, sempre prostituta rimane). Berlusconi afferma che vogliono colpire lui (potrebbe anche essere chiunque troverebbe il modo di dire che il perseguitato è lui), e che Guido resta (questo vizio di chiamare tutti per nome..).
La settimana scorsa Bertolaso andò in aula al Senato per difendere la sua nuova creatura, la Protezione Civile Spa, necessaria a suo dire per velocizzare ancora di più le pratiche e rendere più “efficente” (bel termine, molto usato, sta bene su tutto) le necessità di protezione civile.
Bertolaso difende a spada tratta anche l’altra sua creatura, la legge 401 (decreto convertito) che dal 2001 permette oltre che la previsione, prevenzione, e soccorso in fase di emergenza anche la gestione dei “grandi eventi”. Cosa sia un “grande evento” lo decide di volta in volta il Presidente del Consiglio e i lavori sono effettuati senza gara e con “ordinanza di protezione civile”.
Un paio di settimane fa Bertolaso, “Guido” (per gli amici), andò in trasmissione da Minoli e disse che i “grandi eventi” devono essere usati come “una palestra in tempo di pace per le strutture di soccorso”.
Difende le sue creature, e lo fa bene. Fino due giorni fa. Ormai circondato dallo sdegno che segue le intercettazioni che inequivocabilmente rendono palese come il “grande evento” sia una distorsione dei compiti della Protezione Civile e sia una bella palestra, ma di soldi per poter lucrare da parte dei “soliti noti”, “Guido” si cerca di smarcare ammettendo che gli può essere “sfuggito qualcosa”, “che si è “fidato delle persone sbagliate” e che “in un paio di mesi hanno fatto quello che di solito si fa in anni”.
Voglio credergli, voglio credere alla buona fede di “Guido”, era da una fisioterapista e non da una prostituta, non è quello il punto, l’ho detto prima.
“Guido” allora ammette che stava mentendo al Senato quando la settimana scorsa diceva di velocizzare le procedure con la Spa, e agli italiani di potersi occupare dal 2001 dei “grandi eventi” senza problemi (e senza controlli) nonostante gli sia stato fatto notare da più parti che il sistema di Protezione Civile stava subendo distorsioni.
Ai volontari e non, a cui spiego cos’è la Protezione Civile (quella con la lettera maiuscola, quella la cui divisa di volontario ho portato in questi anni) dico previsione, prevenzione ed eventualmente soccorso in emergenza. Non gestione grandi eventi.
Ecco perché si deve dimettere “Guido”, ha mentito o in buonafede o malafede (sarà la magistratura a deciderlo) agli italiani, e mi fa vergognare di essere volontario.

Born Again, volontario di Protezione Civile,
per Autonomamente.net

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Matteoli presenta il progetto “Ponte” a Messina

Ieri alle ore 14.30, a Messina, presso il Palazzo della Cultura “Antonello da Messina” il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Sen. Altero Matteoli, ha presentato il progetto del ponte sullo Stretto di Messina”. Alla presenza di circa 200 manifestanti della Rete no ponte il Senatore afferma: “Con il ponte dello Stretto si realizzeranno opere che serviranno tutta la provincia di Messina”. Ai giornalisti che gli hanno chiesto se e’ preoccupato per il ricorso al Tar della Calabria, Matteoli ha risposto:”Mi preoccupa tutto, ma non ci sarà niente e nessuno che bloccherà la realizzazione del ponte, che, nel gennaio del 2017, sarà pronto”. Forse il senatore parlando di infrastrutture si dimentica delle persone sfollate della zona di Giampilieri che ancora aspettano un tetto sulla testa! Si dimentica che una grossissima percentuale degli edifici calabresi e messinesi sono costruiti non rispettando le norme antisismiche. Dalle sue dichiarazioni si evince ancora una volta che le opere di questo governo sono opere calate dall’alto, escludendo il dialogo con le istituzioni locali perchè queste opere devo essere la faccia, la pubblicità di questo governo, come un manifesto abusivo, solo che questo manifesto non si staccherà dopo la prima pioggia!

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L’Aquila, la storia dei liquami scaricati nel fiume Aterno e le irregolarità delle fognature del progetto C.A.S.E.


L’allarme arriva dal presidio di Libera L’Aquila che, nelle settimane scorse, ha effettuato una serie di sporalluoghi in seguito ad alcune segnalazioni – pervenute attraverso il Comitato 3e32 – di un cittadino che segnalava l’irregolarità degli scarichi fognari degli insediamenti del progetto C.A.S.E. di Bazzano.
Gli scarichi degli insediamenti del PROGETTO CASE realizzati a L’Aquila dal Dipartimento di Protezione civile subito dopo il sisma del 6 aprile 2009, attualmente scaricano i liquami nei corsi d’acqua senza alcuna depurazione.
“Abbiamo così verificato – si legge in un cominicato pubblicato all’indirizzo http://www.liberainformazione.org/ da parte del presidio Libera – che lo scarico delle fogne senza depurazione è reale almeno per i nuovi insediamenti di Bazzano, Sant’Elia, Paganica, Camarda e Assergi.
Più precisamente: il nuovo quartiere di Bazzano scarica direttamente nel fiume Aterno; quelli di Camarda e Paganica nel fiume Vera (affluente dell’Aterno), mentre l’insediamento di Assergi scarica, allacciandosi alle opere di scolo delle acque del ponte autostradale, nel fiume Raiale (affluente del Vera)
Per gli altri insediamenti non abbiamo ancora dati certi, ma da una prima ricognizione la situazione non risulta diversa e lo stesso discorso vale anche per gli insediamenti dei MAP. Spesso le nuove fogne si allacciano alle condotte preesistenti, a loro volta prive di adeguati impianti di depurazione”.
Insomma, oltre la profonda cicatrice che il sisma di Aprile ha lasciato sul Capoluogo, la situazione, questa volta non voluta dalla natura, si presenta ancora più drastica. La provincia dell’Aquila, oggi, rischia di vedere deturpato il proprio fantastico patrimonio naturale per una condizione preesistente al terremoto ma di cui poco ci si è occupati fin’ora semplicemente perchè i denari utili per la costruzione di scarichi fognari adeguati e depurati fanno comodo nelle tasche di qualche ricco imprenditore meschino.
Il presiodio Libera L’Aquila ricorda che:” Proprio per “fronteggiare la crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno”, il 9 marzo 2006, la Protezione civile era intervenuta con l’emanazione della OPCM 3504 e con la nomina di un Commissario delegato, il dott. Arch. ADRIANO GOIO.
Tre anni dopo, nei giorni immediatamente successivi al terremoto, risultavano aperti solo alcuni cantieri per la realizzazione di depuratori, come quelli di Bazzano e Fossa, ma nessuno di loro sembra ancora in funzione. Risulta che alcuni altri interventi parziali sono stati finora eseguiti sulle condotte fognarie preesistenti, ma dalle nostre ricognignozioni tali condotte non risultano ancora completate o allacciate a depuratori”.

Nel comunicato si fa, in oltre riferimento all’assurdo caso del depuratore di Bazzano il cui inizio lavori è stato a gennaio 2009 e la sua ultimazione era prevista per il 21 gennaio 2010. Lo stesso, però, sarebbe stato ultimato in fretta e furia proprio per consentire a Berlusconi la presentazione degli alloggi del quartiere simbolo di Bazzano il 29 settembre scorso, giorno del suo compleanno. Tuttavia quel depuratore che viene dichiarato come ultimato è attulamente non attivo.
Il comunicato si conclude con una richiesta specifica, chiara e decisa a cui la staff di AutonomaMente non può fare altro che accomunarsi:
“Chiediamo di sapere – dopo 4 anni e nonostante il ricorso agli ampi poteri previsti dalla decretazione d’urgenza – a che punto sono i lavori per l’emergenza Aterno, quando si prevede la loro ultimazione, quanto è costato finora tale commissariamento, quali sono le ditte impegnate nei lavori, quali sono le modalità di assegnazione di incarichi e appalti.
Cogliamo questa occasione per lanciare nuovamente un appello:
- alla popolazione e alle associazioni affinchè tengano alta la guardia su tutto ciò che sta avvenendo all’interno dei comuni del cratere;
- alle forze politiche affinchè facciano sentire la loro voce per una maggiore trasparenza e per l’accesso agli atti;
- agli operatori dell’informazione affinchè si impegnino nel reperire e nel divulgare le informazioni.
Tenere i riflettori accesi su ciò che sta accadendo all’interno del cratere è molto importante. Ricordo l’importanza delle segnalazioni della stampa sulle imprese a rischio al lavoro nel Progetto CASE e i successivi ritiri dei certificati antimafia”.

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AutonomaMente si rinnova

AutonomaMente apre un nuovo spazio web nella speranza di migliorare i nostri servizi.
Così questo blog è stato traghettato al seguente indirizzo: http://www.autonomamente.net.
Buona lettura!

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In Piazza per Difendere la Costituzione

Manifestazione Pro Costituzione

Scendere in Piazza per difendere la Costituzione Italiana dagli attacchi del Governo che più volte a affermato di voler cambiare la Costituzione, questa è stata l’ultima priorità in ordine di tempo  del Popolo Viola di Reggio Calabria insieme all’associazione Combattivamente amici di Beppe Grillo, che questa mattina di fronte alla chiesa di San Giorgio al corso, con l’apprezzata partecipazione dei cittadini che spontaneamente hanno letto alcuni degli articoli più importanti della nostra Costituzione che, citando Calamandrei, “non è un pezzo di carta” come qualcuno la considera, e che “bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità” spirito, volontà, responsabilità e aggiungerei anche consapevolezza, che ha animato i Padri Costituenti oltre sessant’anni fa e la stessa che ho trovato negli organizzatori e con la quale si è svolta la manifestazione di oggi. Abbiamo lasciato l’entusiasmo di questa giornata con la promessa che scenderanno in piazza ogni qualvolta verranno fatti degli attacchi contro quella che “è, secondo il parere di studiosi, quanto di meglio è stato scritto” e fondamento della nostra democrazia.

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“La mafia è una montagna di Ministri”. Presidio a Reggio Calabria per il CdM in Prefettura.

No Ponte

Sul set mediatico del Consiglio dei Ministri non sono previsti fuori campo. Unica inquadratura dichiarata buona è quella di Piazza Italia, Reggio Calabria, dove uno striscione di benvenuto ha salutato questa mattina la visita del premier Berlusconi. Davanti alla Prefettura di una città logorata dalla ‘ndrangheta, dalla disoccupazione e dalla povertà, in una regione piegata alle decisioni del governo centrale che impone inutili e dannose mega opere ad un territorio che chiede invece interventi urgenti e risposte chiare, c’erano i cittadini contenti. Gli scontenti invece, oltre duecento tra operai, studenti, precari della scuola, sindacati, partiti, associazioni, no pontisti, relegati alle spalle della piazza, sul lungomare reggino, bloccati alle 9.30 da una transenna umana di poliziotti in tenuta antisommossa, circondati da camionette, blindati ed elicotteri. I cittadini contenti sventolano azzurre bandiere del PdL sotto lo sguardo della stampa locale e nazionale, quelli scontenti hanno steso striscioni e gridato cori sotto le finestre sul retro del palazzo della Prefettura. Quando gli autobus di linea caricati a Ministri gli passano davanti c’è chi giura che La Russa li abbia calorosamente salutati con un terzo dito alzato, che la Meloni non credeva ai suoi occhi, e che Maroni abbia compreso lo slogan “Mafiosi, massoni, grandissimi ladroni” solo dopo aver sorriso con affetto benedicendo i presidianti dal finestrino. Nonostante la comunicazione inoltrata nei termini di legge alla questura di Reggio Calabria dagli organizzatori del presidio, in cui chiedevano di essere presenti a Piazza Italia, la polizia nega loro di oltrepassare il limite del marciapiede del lungomare Matteotti, fino a che i manifestanti intorno alle 12 decidono di avviarsi sul corso Garibaldi in corteo con in testa lo striscione No Ponte, bloccando il traffico della via marina della città. La polizia scorta i manifestanti fino all’ingresso del corso, lasciandoli arrivare poi davanti alla cattedrale e facendoli nuovamente scendere verso la via marina alta dove il corteo raggiunge il presidio dietro la Prefettura: i lavoratori dell’area industriale e del porto di Gioia Tauro, i precari della scuola, i sindacati confederali e autonomi, la Rete No Ponte, il Gruppo Zero, il centro sociale Cartella, daSud, CombAttivaMente – Amici di Beppe Grillo erano ancora là ma pochissimi media se ne sono voluti accorgere. Nel pomeriggio però, è stata data un’altra chance alla stampa, e anche ai cittadini scontenti: l’occasione è stata l’inaugurazione del Centro di Gestione del sistema idrico nel quartiere di Eremo Condera, dove il sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti e il presidente Berlusconi sono stati calorosamente accolti da un gruppo di manifestanti che sventolavano uno striscione con il numero di tessera della P2 del premier. É stato allora che i giornalisti hanno scoperto l’altra faccia del grande evento, premuti dietro le porte finestre dell’acquedotto per oltre 20 minuti, nell’attesa che il sit in si sciogliesse per impedire, come ha detto loro la polizia, problemi di sicurezza e ordine pubblico.

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Caso Eutelia

Questa è una storia per certi versi triste, strana e mooolto intrigante.
L’Eutelia è un azienda che nel 2006 compra la Getronic italia per un euro.
Ora l’utente non esperto si chiede: “perché la Getronic dovrebbe vendere una suo sottoazienda ad un euro?
Cioè, a questo punto mi faccio avanti anche io…
” e come principio non è così sbagliato.
Un euro perché la società è nettamente in perdita. Un euro perché la società è sull’orlo del fallimento. Beh allora voi direte: “Bravi imbecilli questi dell’Eutelia comprano una società praticamente fallita…“. Bravi no, imbecilli ancor meno.
L’Eutelia è una società gestita dalla famiglia Landi. In particolare Raimondo e Samuele Landi (sono ammnistratore delegato e vicepresidente Eutelia). Leggendo il loro curriculum sembrano veramente degli incapaci, hanno acquisito un numero sproposito di aziende. Aziende rigorosamente vicine al fallimento, che sono fallite poco dopo e sono state rivendute.
Ma allora uno si chiede: …cioè se fai fallire tante aziende significa che come minimo l’imprenditore non è il tuo lavoro“. A questo punto arriva un dubbio e sorge una domanda quasi spontanea: “…e se lo facessero apposta?“. Già, e se lo facessero apposta.
Da quest’affermazione nasce tutto il caso Eutelia, società che ha comprato ad un euro la Getronic Italia.
Analizziamo per bene cosa succede da quel 2006 e da quella fantomatica acquisizione ad un euro.
L’Eutelia dopo l’acquisto era destinata a fallire. Per forza di cose.
E ineffetti puntualmente fallisce. Insomma si dichiara insolvente.
Siamo arrivati col nostro viaggio all’estate 2009. La società (insolvente nb) viene venduta a Omega. Peggio ancora. Prima della vendita e prima del fallimento IT Eutelia viene ceduta ad Agile srl. “Ma chi sono questi benefattori che prendoo un azienda un mese prima dell’insolvenza? Hanno parecchio culo questi due Landi a trovare un acquirente in quelle condizioni.
Usare il termine culo è eufemistico. Perché in realtà la società Agile srl è una società controllata da Eutelia (il noto meccanismo delle scatole cinesi…). E allora sorge l’ennesima domanda: “Perché vendere una tua società ad una sottosocietà?“.
Perché in questo modo qualsiasi reato dovuto al fallimento (vedi bancarotta fraudolenta) ricade sui dirigenti Agile, e non sui Landi a capo dell’Eutelia. Ora siccome sostanzialmente i dirigenti Agile sono dipendenti dei Landi è palese che i Landi li usano come scudo (sicuramente lautamente ripagati) per eventuali ricadute legali del fallimento. Cessione avvenuta il 25 maggio 2009.
Il 16 giugno, dopo la dichiarazione di insolvenza viene venduta Agile ad Omega. Insomma Agile è stata una società che ha traghettato la transizione. Ovviamente, è giustamente anche, Omega accetta l’acquisto con un piano di ristrutturazione che prevede il licenziamento di 1200 dipendenti su 2000. Praticamente tutti.
In tutto questo passaggio da Eutelia ad Agile e poi ad Omega qualche geniaccio si è fottuto il TFR (la liquidazione) dei lavoratori. Scusate la poca finezza, ma certe cose fanno veramente andare in bestia. Il TFR è teoricamente intoccabile…in questo caso: “la prendo io l’azienda…la prendi tu” …e il TFR sparisce. Questa è ovviamente una truffa. Ma anche tutta la vicenda ha dei contorni truffaldini.
I lavoratori sono, giustamente, incazzati neri. Da quando Omega ha preso la società, a parte i licenziamenti e il TFR sparito, non ricevono lo stipendio (quindi da Giugno). Nel mezzo si inserisce pure una vicenda in cui Samuele Landi si intruffola nella sua stessa azienda (presieduta dai lavoratori) con un piede di porco per impossessarsi di alcune carte. Ma questa è un’altra storia.

Quello che resta, sotto gli occhi di tutti, è la palese truffa di questi due individui, coadiuvati da altri meno conosciuti e con ruoli minori. E siccome io scrivo articoli nel rispetto della legge e augurare sofferenza a qualcuno non è reato (al contrario delle bancarotte fraudolente e del furto del TFR), auguro a queste persone le sofferenze più atroci. Un po’ come il contrappasso di Dante all’inferno…diciamo che qualcuno dovrebbe, letteralmente, prenderselo in quel posto (ma qualcosa che sia veramente doloroso).
Ma si sa le pene in Italia per le truffe sono ridicole al pari di quelle per i reati societari.
Dunque anche in caso di condanna (ammesso che non arrivi prima la prescrizione, con tutti gli accorciamenti fatti non si sa mai) avranno delle pene ridicole.

Ma come si dice, contenti voi, contenti tutti.

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Attentato incendiario al presidio NoTav di Borgone, ridotto in cenere.

Tratto da notav.info


Quando ancora non si era spento l’entusiasmo per la grande manifestazione che ieri ha bloccato la valle, ecco rispuntare, puntuale come un orologio nella notte tra sabato e domenica, la mano incendiaria. Dopo il fallito attentato di sabato scorso contro il presidio di Bruzolo, tornano gli ignoti attentatori contro l’altro presidio storico del movimento, quello di Borgone, una bellissima casetta di legno costruita dopo le vittorie del 2005. La firma del nobile gesto, varie scritte inneggianti al “SìTav”.
Certo non si può sapere chi sia l’esecutore ma i mandanti sono da cercare nei creatori di un clima d’isolamento e criminalizzazione contro un movimento popolare che ieri ha saputo dimostrare quanto sia vivo, ammirato in giro per il paese e capace di catalizzare numeri, consensi e simpatia sollevando grossi nodi irrisolti della politica odierna: questione ambientale, democrazia e processi decisionali, modelli di sviluppo…
Se ne sono accorti anche i giornalisti che in queste 2 settimane si sono divertiti a fare le pulci al movimento, non mancando di sottolinearne i momenti difficili. Come sono diversi i loro articoli oggi, costretti ad ammettere che quei “300 irriducibili” rappresentano un territorio ed una volontà. Molto semplicemente perché sono quel territorio e quella volontà, la sua punta militante.
Resiste, nel guadagnarsi il ’soldo infame’, il solo Massimo Numa (La Stampa) che di fronte ai numeri di ieri, preferisce raccontare della scampagnata dei giovani del Pdl che, guidati dal solito (post)fascista Marrone, rimuovevano dalla storica scritta “No Tav”del Musiné il No iniziale. Cambierà la gravità, non la natura infame del gesto di chi, un po’ più a valle, bruciava un luogo colpevole di essere stato una “casa” di questo movimento.
Ma non si rallegrino troppo presto Marrone, Numa & c. Il movimento NoTav ha già ricollocato il “No” al suo posto.
Stiano anche tranquilli i sostenitori del Sì, in doppio-petto o col cerino acceso, un’allegra giornata di festa ricostruirà oggi il presidio bruciato. Difficile fermare i NoTav… A sarà Düra!

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NO TAV: Minoranza Rumorosa? Non è finita qui! LA VALLE RESISTE!

Tratto da: FOGLIO NEL MOVIMENTO NO TAV
di Lele Rizzo

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A volte un’immagine ha la capacità di ricostruire quello che molte parole non riuscirebbero a fare. Stanotte, poco dopo la mezzanotte la trivella di Condove/Chiusa San Michele ha lasciato la stazione scortata da una trentina di mezzi delle forze dell’ordine e si è diretta, al centro della colonna, a Torino nei garage della stazione di polizia di Via Veglia.
Da qui si può ben capire cosa significhi la campagna di trivellazioni in Valle di Susa di questi giorni: le fantomatiche “prove tecniche di normalità” di Virano sono blitz organizzati in un territorio ostile, occupandone momentaneamente porzioni ben studiate e facilmente difendibili dalle truppe, tutto in 24 ore (anche se il sondaggio doveva durare dalle due alle tre settimane…). La prima trivella era a Susa, in un fortino al quale si accede solamente dall’autostrada e da due ponti con a fianco la caserma della polizia stradale. Il secondo era nella stessa area a cento metri dal primo. Il terzo è stato quello di cui sopra. Luoghi strategici e difendibili. Ma difendibili da quale minaccia? Il movimento no tav non è morto, e sono solo più 400 i malcontati che protestano?
Un’altra immagine da fermare è quella della venuta in Valle di Saitta, presidente della Provincia e alfiere si tav (Chiamparino per sua definizione è un ultras), che va a Susa sul camper che dovrebbe spiegare ai valsusini come sono giusti e belli i sondaggi, mentre l’autostrada A32 era bloccata dal movimento, con una claque organizzata degna di altri tempi. Nonostante tutto questo: apre la porta si fa fotografare, ringrazia gli il pubblico quantomeno assunto e scappa via.
L’ultima immagine che voglio fermare qui è quella di ieri sera, ore 19 più o meno, dal blocco della stazione lato Chiusa parte un corteo di un migliaio di no tav con fiaccole e pile, dice di andare verso il paese, invece svolta a sinistra, si addentra nei boschi, e illuminati dalle sole proprie luci, marcia verso la trivella. Sale su una collinetta e di fronte all’enorme spiegamento di forze dell’ordine, con lo striscione NO TAV NO SONDAGGI, costruisce e incendia una barricata promovendo, insieme ai due blocchi rimasti in piedi ai lati opposti della stazione, l’assedio alla trivella, ai trivellatori e ai difensori di tutte e due. Al momento dato, il corteo si ricompone e marcia sui binari della stazione occupata dalle truppe liberandone l’accesso da un lato.
In questi giorni abbiamo capito di avere davanti nemici con una strategia ben chiara che si sta rivelando man mano; basata sull’immagine, ma articolata nei tempi e nei modi della sua messa in atto. Tempi rapidi e martellanti, zone strategiche e obbiettivi chiari di logorare il movimento. Non c’entra la tecnica, il carotaggio nulla, conta solo mettere una bandierina.
Il movimento ha tenuto botta, rispondendo giorno per giorno con iniziative precise ed improntate a non far cantar vittoria la lobby del tav. Abbiamo sempre detto che avremmo tentato di fermare i sondaggi e lo stiamo facendo. Il ritmo non è chiaramente il nostro, quello di un movimento popolare fatto da gente che lavora, che ha famiglia e che ha deciso di coniugare i tempi della propria vita con quelli della difesa del proprio territorio. Alcune centinaia si sono mobilitati di notte all’sms di avvertimento, altri intorno alle migliaia all’appuntamento delle 17, quello di quando si finisce di lavorare. Troppo pochi? Dipende. Un movimento sociale come il nostro che ha una storia lunga e radicata negli anni ha vissuto tempi diversi fatti di alti e bassi, fatti di partecipazione dirompente o come in questo caso di partecipazione forte con un consenso dirompente. Non sono i numeri il problema, è il consenso, i numeri verranno quando serviranno. E’ quello che si sente e sabato si vedrà anche nei numeri.
La nostra lotta si configura ormai come una lotta di lunga durata, per la quale occorre attrezzarsi senza fretta, studiando le mosse da contrapporre e quelle da fare autonomamente.
Il dato certo è che da qui non si passa, perché due buchi non rappresentano l’opera e se per farli devono muovere così “tanta roba” vien da ridere. In più per ora i sondaggi che hanno fatto sono favorevoli alla loro strategia, ma anche da questo punta di vista verranno tempi migliori, ci sono sondaggi nelle borgate e in montagna e lì le cose cambieranno.
Per ora teniamo duro e sabato vedremo l’inevitabile contrapposizione tra i numeri del corteo di Susa e della marchetta di Chiamparino al Lingotto, ma in ogni caso il confronto non reggerà perché in Valle ci saranno uomini e donne in lotta, al Lingotto burocrati, lobbisti e politici stipendiati per andare ad un’assemblea.
A sarà dura!

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NinoRacco DOME17 CSOA CARTELLA

NINO RACCO DOME 17 CSOA CARTELLAemail

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